mercoledì 1 gennaio 2014

1 gennaio 2014

Comincia un nuovo anno. 
Quello vecchio è finito a casa di Gabriella e Carlo, con Orianna, Leo, Lucia e Virginia. Una serata tranquilla: cena poi pinnacolo:  ho chiuso sempre io e Gabriella ha esclamato "Questa ha un culo...!" Io ho cominciato a ridere, ridere, non mi fermavo più. 
Umberto è stato tranquillo, ha mangiato da scoppiare e ho dovuto nascondergli le noccioline e i cioccolatini e il dolce e la frutta. Però stanotte ha dormito e non ho dovuto rincorrerlo per casa.
Oggi pomeriggio siamo andati da Francesco e Laura. Che bello vedere nostro figlio tranquillo in casa con la sua novella sposa. Buon anno a loro, che sono bravi e si meritano cose belle.
Buon anno a Marcello, nella speranza che trovi se stesso e la sua strada.
Buon anno a Umberto, perché sia sempre meno triste e abbia più occasioni per ridere.
Buon anno a me, ma so che non lo sarà, che saranno giorni difficili. Mi auguro di avere la forza di affrontarli. 
Comunque sia...


Ode al primo giorno dell'anno                                                         



Lo distinguiamo dagli altri
come
se fosse
un cavallino
diverso da tutti
i cavalli.
Gli adorniamo
la fronte
con un nastro,
gli posiamo
sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte
andiamo a riceverlo
come se fosse
un esploratore che scende da una stella.

Come il pane assomiglia
al pane di ieri,
come un anello a tutti gli anelli:
i giorni 
sbattono le palpebre 
chiari, tintinnanti, fuggiaschi, 
e si appoggiano nella notte oscura. 

Vedo l'ultimo 
giorno 
di questo 
anno 
in una ferrovia, verso le piogge 
del distante arcipelago violetto, 
e l'uomo 
della macchina, 
complicata come un orologio del cielo, 
che china gli occhi 
all'infinito 
modello delle rotaie, 
alle brillanti manovelle, 
ai veloci vincoli del fuoco.

Oh macchinista di treni 
sboccati 
verso stazioni 
nere della notte. 
Questa fine
d'anno 
senza donna e senza figli, 
non è uguale a quello di ieri, a quello di domani?
Dalle vie 
e dai sentieri 
il primo giorno, la prima aurora 
di un anno che comincia, 
ha lo stesso ossidato 
colore di treno di ferro: 
e salutano
gli esseri della strada, 
le vacche, i villaggi, 
nel vapore dell'alba, 
senza sapere
che si tratta 
della porta dell'anno, 
di un giorno
scosso
da campane, 
fiorito con piume e garofani.

La terra
non lo
sa:
accoglierà
questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline
lo bagnerà con
frecce
di
trasparente
pioggia,
e poi
lo avvolgerà
nel suo tubo,
lo conserverà nell'ombra.

Eppure
piccola
porta della speranza,
nuovo giorno dell'anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani
a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire,
a sperare.
Ti metteremo 
come una torta 
nella nostra vita, 
ti infiammeremo 
come un candelabro, 
ti berremo 
come
se fossi un topazio. 

Giorno
dell'anno
nuovo, 
giorno elettrico, fresco, 
tutte
le foglie escono verdi 
dal
tronco del tuo tempo. 

Incoronaci 
con
acqua, 
con gelsomini
aperti, 
con tutti gli aromi
spiegati, 
sì, 
benché

tu solo
sia
un giorno, 
un povero
giorno umano, 
la tua aureola
palpita 
su tanti
cuori
stanchi, 
e sei, 
oh giorno
nuovo, 
oh nuvola da venire, 
pane mai visto, 
torre
permanente!

Pablo Neruda

2 commenti:

  1. "Eppure piccola porta della speranza"
    Speranza...mi piace!

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  2. molto più laicamente.....non perdere la crosta. Buon anno Lella

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