domenica 31 agosto 2014

Diritti 2

Umberto ha bisogno di assistenza continua: deve essere imboccato, lavato, vestito, gli si devono somministrare farmaci per le sue patologie. In clinica dicono che hanno fatto tutto quello che dovevano e adesso deve essere dimesso. In casa non può stare perché non saremmo in grado di assolvere a un compito così gravoso: ne va anche della nostra salute. Entrerà in una graduatoria per l'inserimento in una struttura protetta convenzionata per la quale avremo diritto a un contributo. Intanto devo cercare una struttura privata, con quali costi si può immaginare. Io vivo del mio lavoro di insegnante, Umberto ha una pensione di invalidità, il figlio che vive con me non lavora.. 
Niente da dire sulla professionalità di medici e assistenti sociali, che fanno il loro dovere e applicano leggi e regolamenti decisi altrove, però mi chiedo: la salute non è un diritto? 

mercoledì 27 agosto 2014

Diritti

Umberto non può più tornare a casa, non può più stare in clinica, non ci sono strutture adatte e convenzionate pronte ad accoglierlo. Nell'attesa devo cercarne io una privata. 
Io vivo del mio stipendio da insegnante, Umberto ha la pensione di invalidità.

martedì 12 agosto 2014

Abbandono

Umberto non dormiva da due giorni, avanti e indietro, fuori e dentro casa, seduto per pochi secondi e poi di nuovo in piedi, senza mai fermarsi, senza mai tacere, spostando gli oggetti da un posto all'altro in modo compulsivo. Io ho ceduto e d'accordo con i miei figli l'ho portato al pronto soccorso. Ricovero immediato, sette giorni di ospedale e ora in clinica. 
Adesso è là, su una sedia a rotelle, con lo sguardo perso, incapace di parlare, di nutrirsi da solo, le mani sempre in movimento che afferrano qualcosa che non c'è.
Io sono straziata, non voglio abbandonarlo, sento di averlo abbandonato.

venerdì 1 agosto 2014

Ai miei figli

Se (Lettera al figlio, 1910)


Se riesci a conservare il controllo quando tutti
Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti 
Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne, 
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall'odio,
E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone; 
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina 
E trattare allo stesso modo quei due impostori; 
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante, 
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite 
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio 
E non dire una parola sulla perdita; 
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro 
Tranne la Volontà che dice loro: "Tieni duro!".

Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù, 
E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l'amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile 
Dando valore a ogni minuto che passa, 
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa, 
E - quel che è di più - sei un Uomo, figlio mio!

Rudyard Kipling